Ghe'l'ei - La nascita - D&D Fanfiction


Nella foresta di Yuirwood a sud-est di Veltalar il vento freddo della notte fischiava e dal bosco giungevano strani rumori degni dei mostri e dei folletti che si diceva vivessero in quella antica foresta nascondendosi agli umani per tendergli agguati mortali o condurli alla rovina.
Abbandonato appena nato sotto un albero nodoso un bambino sarebbe morto in poche ore se un viandante non fosse passato di lì per caso attirato dalle sue urla, per nulla spaventato da quei sinistri rumori l’uomo si avvicinò al contorto abete e scorse il piccolo fagotto in cui era avvolto posato su una lastra di pietra comunemente usata dai contadini per il sacrificio di animali ed a volte persone per aggraziarsi gli dei.
Appena il viandante scostò gli stracci che avvolgevano il piccolo capì cosa aveva spinto i genitori di quella piccola creatura indifesa a compiere un simile atto di crudeltà, il bambino era completamente bianco a parte gli occhi rosso sangue che brillavano per le lacrime mentre piangeva per il freddo ed i suoi urli si univano allo stormire delle foglie mosse dal vento producendo un suono lugubre che raggelò il sangue del viandante ma non il suo cuore.
Contrariamente alla maggior parte delle persone il viandante non provò repulsione per quella piccola creatura ma solo un infinita compassione per un bimbo che senza neanche saperlo aveva il destino segnato e che non avrebbe mai potuto vivere un esistenza normale e quindi decise di prenderlo con se e di allevarlo come un figlio.
Il viandante si chiamava Roland ed era un mercenario di ritorno da una missione ai confini della regione di Aglarond ed aveva i capelli color cenere ed era molto robusto, alto quasi un metro e novanta vestiva una corazza di cuoio e portava al fianco una lunga spada nera ed era coperto da un lungo mantello per proteggersi dal freddo, i suoi stivali non facevano rumore mentre si muoveva per la foresta ancora addormentata alle ultime ore della notte in quel viaggio di ritorno verso casa dopo una lunga e difficile missione che come sempre aveva portato a termine con successo perché in quel campo fallire significa non tornare a casa se non dentro un sacco per essere esposto al pubblico come monito per coloro che avessero fatto la stessa cosa.
Ma nonostante il fisico robusto visto l’avanzare dell’età e la perdita del vero figlio aveva colto al volo l’opportunità datagli dal fato di allevare questa tenera creatura e farla diventare un potente Swordmage insegnandoli le arti e gli stili di lotta imparati in lunghi anni di scontri e battaglie che avevano segnato il suo corpo con orribili cicatrici di cui una vistosa in piena faccia che gli attraversava tutta la guancia destra procuratasela contro un barbaro di Uthgardt, incontrato nella parte nord di Druarwood nella regione di Luruar, di nome Kull dopo una missione fallita a Sundabar che lo aveva costretto ad una fuga attraverso la pericolosa foresta per seminare gli inseguitori ma che ebbe conseguenze non troppo felici.
Nel cuore di Roland c’era poco spazio per la compassione solitamente ma forse dopo questo ultimo incarico in cui aveva rischiato nuovamente la morte la consapevolezza del bisogno intrinseco di lasciare un erede dietro di se per comunicare al mondo la propria esistenza e l’anniversario della morte del vero figlio Elric, durante uno degli scontri più difficili della sua vita nella lontana terra di Luskan contro il potente e tenebroso negromante Farson, gli aveva fatto prendere una scelta di cui non si sarebbe pentito ma che di certo non si sarebbe aspettato così ardua e piena di difficoltà.
Roland viveva unicamente per insegnare al figlio ad essere forte e coraggioso, l’orgoglio per i suoi progressi e le sue abilità era per lui una droga inebriante.
Purtroppo proprio l’orgoglio nelle sue capacità gli fece commettere l’imprudenza di accettare una missione al di sopra delle sue capacita ed una volta attivati a Cutlass Island se ne rese conto troppo tardi.
Era sull’isola che si trovava il loro obbiettivo, Farson un potente negromante circondato da un esercito di non-morti, e fu lì che le speranze per il futuro di Elric si spensero condannando Roland a vedere morire il figlio e vivere nel rimorso della sua debolezza e nei sensi di colpa per non essere stato vigile.
Uno dei trucchetti più subdoli di Farson era usare i cadaveri di bambini ancora in buono stato per ingannare i sedicenti avventurieri che andavano a sfidarlo, sapeva che gli eroi buoni non avrebbero esitato a cadere in trappola per aiutare un bambino imprigionato da un cattivo, e rideva sempre nel vedere la loro faccia quando l’innocuo bambino appena salvato si rivoltava contro di loro ferendoli con armi avvelenate che portavano ad una morte lenta e dolorosa tra atroci spasmi e urla.
Fu in quel modo che Elric morì sotto gli occhi del padre mentre si dimenava e le risate di Farson riempivano le orecchie di un padre distrutto dal dolore ed animato da una furia cieca mentre si scagliava contro il suo nemico ed il giovane apprendista che lo aiutava.
Dopodiché dovette tornare a casa a dare la triste notizia alla moglie e questo segnò una grande frattura tra i due che rese Roland violento ed ostile e sempre di più ossessionato da un desiderio che non poteva più realizzare ma adesso le cose stavano per cambiare.
Una delle prime difficoltà fu spiegare a sua moglie Felicia , una donna un tempo bellissima che aveva fatto innamorare di se molti avventurieri con i suoi splendidi occhi color smeraldo ed i capelli rosso fuoco ma che ormai stavano scolorendo sul grigio e gli occhi stanchi provati da una vita non sempre felice e dalla perdita dell’amato figlio Elric che aveva spezzato il suo cuore ed infossato gli splendidi occhi verdi con calde lacrime che avevano scavato profonde rughe sul suo volto ormai non più giovane, da dove venisse quello strano bambino pallido come un morto e con dei sinistri occhi rossi che sembravano seguire ogni movimento con aria di disprezzo.
La casa di Roland era situata nella zona di Old Veltalar ed era una piccola casa a due piani, voluta così dalla moglie, e che tempo addietro sarebbe stata considerata un piccolo villino abitato da gente benestante mentre adesso l’incuria e lo scarso ordine di quella parte della città di Veltalar faceva di più assomigliare ad un rudere, circondata da altre case fatiscenti anche esse in evidente decadenza e abitate da guerrieri di basso livello trasformatisi in mercenari o contrabbandieri per sopravvivere, non era certo il luogo adatto ad accogliere un bambino che sembrava così indifeso e diverso dal normale.
Dopo furiose lotte, strilli e piatti rotti, come sempre Roland perdeva la pazienza e con la forza metteva fine ad ogni discussione decretando che lui aveva ragione e la moglie torto senza possibilità di risposta se non per essere ricompensata con altri ceffoni.
Al bambino fu dato il nome di Elric, come se questo avesse potuto colmare il vuoto lasciato dal figlio perduto, ma Felicia non usò mai quel nome limitandosi ad apostrofarlo con nomignoli o chiamandolo semplicemente ragazzo.
Così incominciò l’infanzia di Elric in una casa fatiscente nella parte malfamata di Old Veltalar cresciuto da una madre che non lo amava, da un padre che appena cresciuto quel tanto che bastava gli mise in mano una spada e gli insegnò a combattere, e circondato da coetanei ostili che non perdevano occasione per rendergli la vita difficile.



CREDITS

Questa fanfiction o racconto, a seconda di come preferite chiamarlo, è ricavata dal background del mio personaggio di D&D riadattata e con qualche modifica.
Vorrei dedicare più tempo alla scrittura creativa ma spesso succede che mi ritrovo a prendere spunto da cose che conosco ed apprezzo quindi preferisco fare racconti su di essi invece far finta di creare qualcosa plagiando quello che mi circonda.
Da ragazzo non avevo molta fantasia quindi moltissimi dei personaggi fantasy da me inventati, ed usati in vari GDR e videogiochi, si chiamavano Elric come Elric di Melniboné che è tuttora insieme a Conan uno dei capisaldi del genere heroic fantasy che apprezzo tantissimo.
Spero che questo racconto vi piaccia perché è solo l'inizio e presto arriverà la seconda parte.

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