L’Ultimo Negromante - Il Risveglio dell’Erede


Nonostante abbia rimosso il banner laterale delle fanfiction da questo blog, purtroppo non ho più avuto tempo di scrivere e continuare i racconti in sospeso, il settore non è morto e qualche volta si ridesta l'interesse.
Però in questo caso si tratta di un racconto scritot da una mia amica che ho il piacere di pubblicare e condividere così da farlo conoscere a più persone possibili.


Il Fiume Nero

«Signorino Heian!» una voce di donna risuonò acuta e insistente all’interno del corridoio.

Si trattava di una domestica dal volto paonazzo e gli occhi verdi fuori dalle orbite. Era fasciata in ampi abiti color panna e i sottili capelli grigi saltavano fuori dalla vivace cuffia rosa.

«Signorino Heian!» insistette di nuovo, aprendo l’ennesima porta. Prima di richiudersela alle spalle, con la coda dell’occhio notò un movimento nella stanza.

C’era una persona rannicchiata per terra, accanto ad un’immensa libreria.

La donna entrò nello studio e raccolse tutta la voce che le era rimasta «signorino!» urlò la domestica, scuotendo perfino le pareti.

Il ragazzo sotto di lei saltò in piedi dallo spavento. Era un giovane dall’aria trasandata, con i capelli scuri, lunghi fino alle spalle, e gli occhi castani. Indossava una casacca azzurra, pantaloni neri e stivali fino al ginocchio dello stesso colore.

Era magro e di altezza media, anche se, confrontato con la montagna che aveva di fronte, sembrava un granellino di polvere.

«Signora Gina» commentò lui, tra uno sbadiglio e l’altro, «cosa desidera?»

«Ma quale “signora Gina”!» abbaiò la donna «sono Ginet! La smetta di prendersi gioco di me! Ho trovato di nuovo una finestra rotta! Possibile che debba sempre distruggere ogni cosa!?»

«Mi dispiace! La prossima volta starò attento!» si scusò il giovane, non sapendo minimamente di cosa stesse parlando la donna.

«Sarà meglio! Padron Steiner tornerà a casa quest’oggi e deve trovare tutto perfetto!» lo rimproverò, sbatacchiando lo strofinaccio.

All’udire quel nome, il giovane abbozzò un sorriso, prese il libro che stava leggendo prima di addormentarsi e si diresse verso il corridoio «non si preoccupi, Signora Gina, prometto di comportarmi bene!» annunciò lui, alzando un braccio a mo’ di saluto.

La donna divenne ancora più rossa «Sono Ginet!» urlò, lanciandogli dietro lo straccio.

Heian allungò il passo. Voleva sparire dalla zona prima che tornasse suo padre.

Con la madre morta prematuramente, August Steiner era l’unico genitore rimastogli. Si trattava di un affascinante uomo di mezza età, dai capelli brizzolati, gli occhi azzurri, un fisico atletico e un ego smisurato.

Nella città di Ankena, la capitale del Regno di Cartes, era l’individuo più ricco e facoltoso, conosciuto e rinomato ovunque.

L’unico difetto di questo essere perfetto, il solo neo che macchiava la sua immagine divina, era il figlio: Heian Steiner. Sebbene fosse molto intelligente, era ritenuto da tutti strano ed enigmatico, neanche minimamente paragonabile allo splendore che era suo padre.

Il giovane lasciò la villa per infilarsi nel boschetto che sorgeva proprio lì accanto.

Vicino alla sua abitazione, oltre la fitta coltre di alberi in cui si trovava in quel momento, scorreva un torrente forte ed impetuoso.

Veniva chiamato da tutti “Fiume Nero” e aveva alimentato molte leggende. La più famosa narrava che, in una particolare notte dell’anno, le anime dei defunti che non avevano trovato pace nel Regno Celeste, vagassero per quelle acque alla ricerca di corpi da possedere.

Heian sapeva bene che quelle storie erano solo vecchi racconti senza fondamento, tuttavia, sentiva una sensazione strana ogni volta che si trovava lì.

Gli sembrava di sentire delle voci, voci che lo chiamavano, che imploravano il suo aiuto.

“Forse sono veramente pazzo” si disse il giovane, trovandosi per l’ennesima volta ad osservare quel fiume “non è normale che io venga qui”.

Sentì dei rumori, si voltò verso il bosco e notò delle sagome: erano tre ragazzini, alti e robusti, che si avvicinarono a lui con passo veloce.

«Buongiorno, pazzoide!» disse quello al centro, con il naso a patata e i capelli rossicci, scandendo con cura l’ultima parola.

«Salve» li salutò tranquillamente lui, troppo pigro per rispondere a quella provocazione.

«Ci sono nuove voci che circolano sul tuo conto» continuò l’altro «si dice che porti sfortuna.»

«Davvero?!» esclamò Heian, stupito. Ammirava la costanza con cui quei ragazzi trovavano modi sempre più originali per prenderlo in giro.

«Già! Stamattina hai parlato con Beth e poco fa abbiamo scoperto che sua sorella ha avuto un incidente!» lo informò.

«Se pensate che io porti sfortuna, come mai siete venuti qui a parlarmi? Non avete paura? » domandò curioso.

«Noi siamo coraggiosi!» continuò lui, cercando lo sguardo dei suoi compagni e annuendo convinto «ti abbiamo lanciato quella pietra contro la finestra, proprio per spingerti ad uscire da solo!»

«Quindi siete stati voi?! Mi sono dovuto sorbire una sfuriata della signora Gina per colpa vostra!» mugugnò irritato.

«Sì! Oggi ti sistemeremo una volta per tutte!»

Heian era ormai abituato alle loro buffonate «sì, certo» commentò «ora dovrei proprio andare.»

Il giovane cercò di farsi largo tra di loro, ma quello in mezzo lo spintonò forte, costringendolo ad indietreggiare. Heian guardò dietro e notò di essere sul bordo, con il fiume che scorreva proprio sotto di lui.

Non fece in tempo a voltarsi di nuovo che lo spinsero di sotto.


continua...

Mi fa sempre piacere supportare la creatività ed aiutare un amica che ha realizzato un racconto e si butta nel meraviglioso mondo della scrittura.
Quindi se vi è piaciuto questo assaggio andate Qui e scoprite il resto della storia, non ve ne pentirete.

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