Un antefatto comune


Per chiudere in bellezza questosettembre dal tempo ballerino ecco una nuova fanfiction scritta da una mia amica i cui toni sono molto drammatici ed introspettivi, quattro storie comuni di donne ed i loro problemi, ma che nonostante tutto riescono a dare speranza al lettore.
Questo nuovo ciclo di storie più mature va a sostituire quello precedente basato sul fantasy e l'umorismo forse anche perché io stesso in questo periodo sono più serio e voglioso di contenuti concreti.
Spero dunque che questo insieme di storie con un antefatto comune vi possa piacere e nel caso sappiate che potranno essercene altre di storie di questo livello e per adesso buona lettura...


Antefatto comune

Il sole accecante di questa mattina mi impedisce di mettere a fuoco l’orizzonte. Questa sensazione è molto piacevole: un caldo tepore pervade il mio corpo, annebbia la mia mente, trasferendomi in un mondo parallelo, governato esclusivamente dai miei sensi.
Lontana dalla realtà, coricata su una distesa di sabbia tiepida, l’unico rumore che rompe il silenzio intorno a me è lo sciabordio ritmico delle onde.
Questa è la condizione ideale per liberare la mia mente da ogni pensiero e lasciarla vagare nei ricordi. La prima immagine che compare è la mia figura da adolescente seduta su uno scoglio in riva al mare con lo sguardo rivolto in lontananza, rapita da mille pensieri giovanili. Questa visione idilliaca è, però, subito turbata da un altro evento più recente.
Improvvisamente ricordo cosa mi ha spinto su questa spiaggia, all’alba di una domenica di maggio. Quel senso di piacevole torpore scompare rapidamente e il mio corpo inizia a percepire uno strano disagio e mi accorgo che quei brevi istanti di pace provati sono improvvisamente ormai lontani...

... l'imprevedibilità del domani

Fino a Gennaio di quest'anno la mia vita poteva essere definita comune: una donna di 35 anni, sposata da 3 anni con un bimbo di 18 mesi.
Le mie giornate seguivano il solito susseguirsi di eventi giornalieri di una madre a tempo pieno. Conoscevo mio marito Federico da 6 anni, un rapporto stabile, sereno e dalla nascita di Matteo la nostra unione era divenuta ancora più solida.
Ero felice: ogni mio sogno fanciullesco si era realizzato, davanti a me vedevo un sentiero dorato in discesa, nulla poteva distruggere il mio paradiso.
Un'assurda mattina di Gennaio, Matteo non si è più svegliato. La causa, una malformazione al cuore mai diagnosticata. Ho partecipato al suo funerale come un automa: non riconoscevo nessuno intorno a me, tutti mi erano estranei compreso mio marito.
Nulla era ormai uguale a prima. Senza accorgermene avevo perso mio figlio e allontanato definitivamente mio marito.
Fino al giorno in cui, svegliandomi dopo aver dormito un tempo infinito, scorsi una sagoma coricata al mio fianco. Mossi le coperte, incredula, vidi il mio bambino che stava dormendo serenamente al mio fianco.
Lo scossi delicatamente e lui, a malincuore, iniziò a stiracchiarsi come faceva ogni volta che lo svegliavo. Aprì gli occhi a fatica e mi sorrise.
Fu un gesto semplice, ma così naturale e vissuto più e più volte, che non riuscii a trattenere le lacrime.
I suoi grandi occhi neri mi guardavano con il solito affetto, la solita serenità, come se mi dicessero: «Buongiorno mamma, cosa facciamo oggi?». Scattai giù dal letto, sconvolta, andai in bagno, mi gettai sotto il getto d'acqua ghiacciato della doccia, sperando così di svegliarmi definitivamente da questo meraviglioso incubo.
Ancora gocciolante, tornai in camera: Matteo si era riappisolato. Mi sedetti accanto a lui e non ricordo per quanto rimasi in quella posizione, bloccata da quella visione così reale.
Apro gli occhi, mi manca il respiro, sollevo la schiena dal telo da mare, mi guardo attorno e scorgo una sagoma sulla riva. È Matteo che gioca con la sabbia, mi sta salutando. Il cellulare suona, guardo e scopro che è l'ennesimo tentativo di Federico di contattarmi; non rispondo, non capirebbe.
La realtà è ormai un'altra e lui non riuscirebbe a comprendere.
Mi alzo, mi avvicino a Matteo: che volto meraviglioso.
Da un mese circa o almeno credo, vago per l'Italia, da una città ad un'altra senza una meta. Di fronte a noi abbiamo l'estate, la mia stagione preferita. Per ora non ho difficoltà economiche, riduco al minimo le spese, abbiamo poche esigenze: dormiamo in macchina, mangiamo all'aperto, usiamo i bagni pubblici per le nostre necessità. Stanotte abbiamo dormito su questa spiaggia e oggi trascorreremo la giornata qui: Matteo adora il mare.
Non esiste più né passato né futuro, solo il presente: come è comparso Matteo, potrebbe nuovamente scomparire e quel giorno sarà la fine di entrambi.
Una parte di me sa che tutto questo non può essere reale, ma lui è lì, lo vedo, mi chiama e anche se non fosse reale, è ciò che desidero.
D'istinto mi alzo, mi avvicino a mio figlio che mi accoglie con il suo solito meraviglioso sorriso. Mi siedo al suo fianco e inizio a giocare assieme a lui.


... una donna, due identità

Da due mesi conduco una doppia vita: da moglie felice e dedita al marito e da amante appassionata e spensierata.
È come se avessi scoperto una nuova persona, o forse ho liberato quella parte di me imprigionata dai vincoli che la società ci impone.
Ho 42 anni, fino a poco tempo prima, mi consideravo una donna appagata, realizzata e felice della vita che conducevo.
Ho un lavoro da libera professionista come assistente sociale: devo trasmettere al mio interlocutore, per lo più adulto, stimoli positivi, soluzioni concrete, supporto psicologico.
Dopo una giornata rivolta ad aiutare gli altri, mi sento  soddisfatta e utile, rientro a casa ricca di entusiasmo e di amore da trasmettere a Sandro. Tutto proseguiva serenamente fino al giorno in cui conobbi Carlo, uno psicologo del Centro assistenziale in cui lavoravo da 3 mesi.
Quest'uomo della mia età è riuscito a sconvolgere il mio equilibrio precostituito in una semplice seduta collettiva con altri colleghi. Durante l'esposizione di un caso complesso gestito da un mio collega, espressi il mio parere contrario a proposito della soluzione adottata dal Centro. Carlo, con un banale esempio esplicativo, frantumò tutte le mie certezze. Bastarono poche parole per annientare tutta la mia esperienza acquisita e a mettere in discussione me stessa.
Durante la seduta non parlai più; terminata, mi alzai dalla sedia e uscii dalla stanza come in trance.
Il giorno successivo, ero ancora molto confusa e, nonostante avessi affrontato il problema con Sandro, non ero riuscita a trovare una soluzione. Nel pomeriggio allora decisi di chiamare lo psicologo e fissare un incontro per ritrovare quel qualcosa che avevo improvvisamente smarrito.
Da quel colloquio individuale, tra noi si è creato un legame morboso da cui non riesco e non voglio più slegarmi. Quel giorno stesso facemmo l'amore nel suo studio senza alcun freno o inibizione. Il tutto iniziò con una naturalezza irresistibile e una intensità sconvolgente.
Mentre commentavamo l'incontro avvenuto con l'equipe, il discorso da generale divenne sempre più personale, fino ad affrontare aspetti del mio io oscuri anche a me stessa. Mi sentivo spogliata di ogni scudo, protezione emotiva. Quindi quando Carlo iniziò a sbottonarmi con grande naturalezza la camicetta, non opposi resistenza. Era tutto così spontaneo: sentire le sue mani insinuarsi sotto i miei indumenti intimi era così piacevole che d'istinto anch'io iniziai a imitare i suoi gesti fino a trovarci entrambi nudi.
I nostri corpi si avvinghiarono l'uno all'altro freneticamente, le nostre mani si insinuarono nei punti più nascosti del nostro corpo, bramose di scoprire ogni angolo della nostra pelle.
Quando entrò in me, credetti di svenire dal turbinio di emozioni che mi pervasero: il respiro di entrambi era affannoso, il battito dei nostri cuori era senza controllo fino ad un sussulto liberatorio finale che consumò tutte le nostre ultime energie.
Da allora la mia identità si è sdoppiata: con Sandro sono la persona di sempre, serena, affettuosa, la moglie perfetta e con Carlo sono l'amante ideale, sesso senza domande e aspettative.
Non mi sono mai sentita così equilibrata: amo mio marito e sono attratta in modo irrazionale dal mio amante. Ho scoperto che un sentimento non esclude l'altro.
La mia vita un tempo era più semplice ma carente di quel qualcosa che ora vivo a pieno. Ciò però non esclude il fatto che talvolta mi lascio rapire da una certa nostalgia.
Di fronte a me, in lontananza vedo una giovane donna che gioca con la sabbia, ha il volto felice: provo una certa invidia per la sua naturalezza, nonostante tutto anch’io talvolta vorrei tornare ad una vita comune.


...la scelta

Domani mi sposo. Dovrei essere felice, emozionata dai preparativi, concordare gli ultimi aspetti organizzativi con l'uno e con l'altro, invece sono qui, da sola, seduta su un vecchio telo da mare che usavo da bambina, quando con la mia famiglia venivo proprio qui a trascorrere le giornate estive.
Paolo è un uomo meraviglioso: è il mio compagno, il mio amico del cuore, mio fratello. Ci siamo conosciuti a un corso di cucina circa 5 anni fa: lui appassionato di ricette tradizionali ed io di piatti etnici.
Questo incontro culinario ha dato inizio a un rapporto speciale, che tutt'oggi perdura sotto diversi aspetti, ma l'entusiasmo e la passione di un tempo si sono tramutati in tranquilla routine. Forse il matrimonio potrebbe riaccendere il nostro rapporto ma non ne sono certa.
Sei mesi fa, parlandogli apertamente, avevo esposto a Paolo tutti i miei dubbi e la sua risposta è stata «Sposiamoci». Ogni ragazza attende fin da bambina con fiabesco entusiasmo la richiesta di matrimonio, ma io non rientro in questo cliché di donna. Mi ha stupito la sua proposta, sia per il momento in cui si è dichiarato, sia perché non avevamo mai affrontato l'argomento e non era per me un percorso dovuto nella nostra vita.
Mi sono comunque lasciata coinvolgere o meglio travolgere dagli eventi e nel giro di pochi mesi eccomi potenzialmente pronta al fatidico “Si”.
La giornata è organizzata alla perfezione, nulla è stato lasciato al caso, escluso il mio assenso. Forse ciò che sto provando è l'ansia che coglie ogni futura sposa o forse è semplicemente il primo momento di lucidità che ho da diversi mesi di preparativi.
Oggi non ho più nulla a cui dedicarmi a capofitto, le bomboniere, il pranzo; ho la mente libera e questo forse ha scatenato in me una serie di dubbi, domande, incertezze a cui non riesco a dare una spiegazione.
Certo non posso telefonare a Paolo e imporgli un interrogatorio all'ultimo respiro 24 ore prima della cerimonia. Forse è solo paura di prendere una decisione sbagliata, accettata per assecondare gli stimoli esterni senza una vera consapevolezza.
Le mie amiche direbbero che sono pazza e i miei famigliari si farebbero subito prendere dal panico, quindi eccomi qui, da sola a scrutare l'orizzonte cercando di dare risposte convincenti ai miei dubbi.
Lo sguardo e la mente vagano alla ricerca di qualche segno esterno che mi possa aiutare.
Sulla riva una donna gioca con la sabbia e sembra talmente assorta dai suoi pensieri che forse non si rende conto di parlare da sola: dall'espressione del suo volto e dall'armonia dei suoi movimenti sembra comunque felice. Non si cura di chi le sta attorno: a differenza di me stessa, sembra vivere la sua vita.
Poco oltre un'altra donna è seduta su un telo, sembra invece triste, pensierosa, forse starà meditando sugli errori fatti, forse sta mettendo in discussione il suo matrimonio.
Ora anche lei sta osservando la giovane donna sulla riva e la sua espressione diventa malinconica.
Potrebbe capitare anche a me fra qualche anno di trovarmi in questa spiaggia, sullo stesso telo ma con un contratto firmato a vita. Ecco lo stimolo che attendevo: ora so cosa fare.
«Pronto Paolo,... Ti devo parlare...»


... la separazione

Ieri contemplavo il corpo privo di vita di una persona cara con gli occhi annebbiati dalle lacrime e oggi la vita sembra già tornata alla normalità.
Il genere umano è veramente strano: un giorno piange disperatamente e il successivo ride spensierato, perché alleggerito di un “peso”.
Ognuno di noi ha una percezione dell'Io veramente infinita e il resto è nulla.
Già all’alba sentivo provenire dalla cucina le risate di mia madre con una sua vicina di casa, i mille discorsi su cose da organizzare per la giornata - arrivo dei parenti e amici, pranzo faraonico, allestimento della casa - sembrava l'organizzazione di un matrimonio e non di un funerale.
Così sono uscita di casa di nascosto: avevo bisogno di rifugiarmi lontano da tutti.
Da anni mio padre stava male fino al punto di essere bloccato in letto, tradito dal proprio corpo ma mai dalla sua mente.
Un periodo estenuante per lui e per me nel vederlo ogni giorno perdere parte di se stesso.
É sempre stato un uomo politicamente attivo, una dedizione che al giorno d'oggi si può solo trovare in qualche protagonista di romanzi d’altri tempi, interessato alla letteratura, all'arte, passioni che mi ha trasmesso già in giovane età. Non dimenticherò mai le nostre disquisizioni sulla lotta di classe, sulla rivolta giovanile, su ideali ormai così lontani. Oppure i pomeriggi trascorsi da bambina in sua compagnia al museo di Scienze Naturali o a visitare mostre di vario tipo, alcune volte per me incomprensibili, ma il suo entusiasmo trascinava anche me.
A cena non mancavano commenti sulle diverse notizie, più o meno importanti, riportate dal telegiornale della sera o dal quotidiano letto durante il giorno.
Momenti ormai lontani. In questi ultimi anni la mia partecipazione alla vita politica si è praticamente annullata, senza nemmeno accorgermene, anch’io mi sono ritrovata lontana idealmente e fisicamente da ciò che un tempo credevo fosse la mia strada.
Forse non avevo più la mia vera motivazione: mio padre.
Ieri pomeriggio gli leggevo un intervento di un famoso storico su un quotidiano, non consapevole che sarebbe stata l'ultima nostra discussione. Innervosita dai luoghi comuni e dalle solite giustificazioni inconsistenti per salvare l'uno o l'altro politico del momento, ho chiuso il giornale bruscamente. Inoltre, ascoltando le parole, in quell’occasione accomodanti, di mio padre, mi sono ulteriormente irritata dall'ottusità dei suoi discorsi, ancorati ad una realtà passata.
Oggi non so cosa darei per proseguire la discussione con lui, per poter ancora ascoltare i suoi discorsi di ideali ormai lontani.
Verso sera le sue condizioni sono peggiorate e in breve tempo il cuore ha smesso di battere, per sempre. Tutto è finito: la sua agonia, la nostra estenuante presenza, il senso delle giornate.
Al risveglio mi sono sentita improvvisamente senza scopo.
Vedere tornata la normalità per mia madre questa mattina, mi ha fatto sentire fuori luogo.
Ed eccomi qui seduta su uno scoglio ormai da due ore, a rimuginare su mille ricordi.
Forse se si vuol continuare a vivere è inevitabile mettere il passato dietro di sé, ma allora che senso ha avere a cuore qualcuno o qualcosa se dopo la sua scomparsa si torna alla quotidianità.
Che senso ha dannarsi per qualcuno o qualcosa quando il giorno dopo nemmeno ricordi chi o cosa significava per te?
Che senso ha piangere la scomparsa di qualcuno oggi se domani già riderai?
Che senso ha aprire l'ombrello durante un acquazzone se dopo poco la tua giacca inizierà ad asciugarsi con la comparsa dei primi raggi di sole spuntati tra le nuvole?
Questa visione individualista e razionale fa apparire la vita così inutile e povera di valore.
Spero di riuscire negli anni a non cadere in questa spirale mantenendo vivo il ricordo delle emozioni passate.
Mi sento oppressa dalla realtà che mi circonda in questo momento, ogni parola rivoltami mi trasmette un senso di soffocamento: ho bisogno di stare in silenzio, lasciando alla mia mente il tempo di vagare libera tra ricordi, immagini e sensazioni. Permettere al mio sguardo di perdersi all'orizzonte, cogliere quei particolari che la frenesia degli anni precedenti non mi ha permesso di godere.
Mi emoziono per nulla: il sorriso di un bambino, le fusa di un gatto randagio che da pochi minuti si è raggomitolato ai miei piedi, il canto di una tortora appollaiata su un alberello alle mie spalle. Al tempo stesso mi innervosisce, il quotidiano: il rumore eccessivo del traffico, i discorsi inutili, il mio presente. E mi spaventa l'imprevedibile: il suono assordante di una sirena, lo squillo del telefono, il mio domani.
In questo istante mi rendo conto di non essere sola in questa tiepida mattina primaverile: intorno a me vedo tre donne sconosciute ma legate a me, suppongo, dallo stesso bisogno di “fuggire” da qualcosa o da qualcuno o forse da loro stesse; o almeno è quello che spero per sentirmi meno sola.
Forse è giunta l'ora di affrontare la morte di mio padre ma non la sua scomparsa perché lui rimarrà sempre parte di me e io di lui.


Conclusione comune

La spiaggia inizia ad affollarsi: gruppi di ragazzi si sono impadroniti di ampi spazi con i loro asciugamani, altri  corrono dietro a un pallone; famigliole si accampano poco lontano da me tra schiamazzi, urla, pianti di bimbi e il mio angolo di pace si è trasformato in una baraonda di suoni, grida, risate.
Questo è il segnale: è giunta l’ora di tornare e proseguire per la mia strada.

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