sabato 1 agosto 2020

Fairy Tail for fairy service


Dopo molte attese, più che altro per il rinvio del Covid-19, i fan o meglio gli otaku possessori di Playstation 4 possono gioire dell'arrivo in occidente del videogioco di Fairy Tail.
I pareri e le critiche stanno piovendo a raffica in questo torrido agosto, e proprio il fatto che sino a prima dell'uscita quasi non si parlasse del gioco faceva presagire molte cose, quindi tagliamo la testa al celestiale del toro o diciamo chiaramente che Fairy tail è un gioco mediocre, squisitamente mediocre.

La storia inizia con la sconfitta di Hades ed il conseguente gap di sette anni in cui la gilda di Fairy Tail cade in declino, quindi sarà compito nostro farla tornare al top partecipando ai grandi giochi della magia.
Lo spunto è ottimo per dare al giocatore un senso di progressione portando in scena una story line avanzata con nemici potenti e tanti personaggi da usare ma proprio per questo chi non è fan di Fairy Tail potrebbe rimanere spiazzato ma un altra ovvia verità è che questo gioco è only for fan dove il fan service, di quello buono che ricrea scene del manga e meccaniche viste nell'opera originale e non solo donnine, perciò non capisco davvero le critiche che sta ricevendo.


Quello che è indubbio è la realizzazione dozzinale, con texture dei fondali a tratti scandalose ed animazioni dei mostri su mappa e degli npc fatte con il copia incolla, eppure chi conosce la serie Atelier sa benissimo che gli sviluppatori di Guts usano un motore grafico pessimo che si concentra solo sui personaggi principali sminuendo il mondo circostante.
Infatti il produttore è noto, almeno a me, per avere buone idee a livello di gameplay da JRPG classico e saper costruire dei personaggi interessanti che però si muovono in produzioni così low budget da non poter brillare.


Infatti almeno per quanto riguarda il combat system a turni con le aree di influenza dei colpi per dare una componente strategica agli scontri non c'è nulla da dire ed è stato ricreato magnificamente il senso di lotta tra maghi infatti i colpi normali sono praticamente tutte magie e gli attacchi corpo a corpo servono giusto per dare il colpo di grazia ai nemici casual così da risparmiare MP.
Ciò comporta una ripetitività a volte atroce, soprattutto nelle quest secondarie di caccia, quindi per fortuna è possibile spegnere le animazioni ed impostare l'autobattle per fare pesare di meno le ore di grinding.


Le zone sono decisamente poche e soprattutto nelle prime dieci ore di gioco si visitano a raffica gli stessi tre quattro posti accumulando oggetti che poi serviranno per il crafting ed il potenziamento della gilda.
Questa meccanica è più snella di quelle dei vari Atelier e viene indicato dove reperire gli oggetti, il gioco è in inglese e francese scritto e parlato in giapponese e questo già scoraggerà in molti che non so per quale motivo si aspettavano un nuovo The Witcher da questa produzione.


Sarà forse per i vari rinvii o che negli ultimi mesi è uscito poco e soprattutto gli amanti dei giochi di ruolo sono a bocca asciutta ma aspettarsi un capolavoro da un gioco basato su un manga mi sembra eccessivo soprattutto dopo i mediocri One Punch Man e My Hero Academia ma almeno qui non si tratta di un picchiaduro pezzotto.
Sebbene u n tempo amassi ogni beat'em up tratto da un manga, anche perché non facevano altro, adesso ne sono alquanto stufo e progetti come questo rappresentano comunque una ventata di arie fresca anche se venuti male.


Il fan service è di casa ma inteso come citazioni a gag ricorrenti della serie come Grey che perde i vestiti a caso ed alcune quest secondarie sono totalmente narrative per approfondire i rapporti tra i personaggi cosa che apprezzo.
Per questo la longevità dipende dalla mole di quest ed eventi che si vuole affrontare ma per finire la main quest bastano una trentina di ore senza grosse difficoltà dato che il gioco è molto guidato.
Non lo considero un difetto come fanno in molti ma essendo un gioco che si basa su una trama conosciuta è basilare che la segua con frequenti cambi di party e sequenze obbligate.




Nella mia video recensione, qui sopra, mi ero un pò inviperito con la cosa perché in certe quest capita davvero frequentemente di trovarsi con personaggi che non si vuole usare ma dopo un paio di ore di gioco si riescono a livellare tutti così da non patire troppo i cambi.
Questa cosa succedeva anche nei vari Final Fantasy ma qui è inteso come un approfondimento verso certi pg anche se a me alcuni non piacciono proprio ma per fortuna con sedici maghi tra cui scegliere ce n'è per tutti i gusti.


Le opere di Hiro Mashima puntano molto sui personaggi e Fairy Tail è quella che ne offre di più e grazie anche a qualche elemento originale si riescono ad apprezzare.
Insomma se non siete fan difficilmente troverete gradevole questo gioco dal comparto tecnico datato e con una ripetitività di fondo a tratti esasperante ma per lo zoccolo duro dei JRPG fatti di quest e grinding è una manna per passare l'estate ed ancora meglio se amate Fairy Tail.
Per questo sconsiglio l'acquisto a tutti coloro che per strane ragioni pensavano si trattasse di un nuovo Skyrim o di un Dragon Quest, questa è la trasposizione di un cult con tutti i suoi alti e bassi e nulla di più.


Per quanto strano Dragon Ball Z Kakarot che si basa su una serie action risulta un JRPG più moderno di Fairy Tail che invece si accontenta di essere un titolo mediocre ma comunque divertente per gli appassionati senza cercare di strafare e forse per questo ha deluso in tanti.
Si poteva fare certamente di meglio visto che è anche la prima volta che la serie videoludica arriva in occidente e su PS4, di cui con i suoi 7 GB di installazione fa già capire quanto poco la sfrutti, eppure mi ci sto divertendo e macinando ore di gioco.

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